MINACCE E PROIETTILI – GIUSTIZIA ED ONESTA’ SPAVENTANO LA MAFIA

Chi avesse ancora la presunzione di affermare che il Movimento 5 Stelle sia solo disfattismo e populismo deve fare i conti con una indiscutibile realtà di fatto: le azioni e le novità proposte da attivisti, consiglieri, sindaci ed assessori 5 stelle, a livello locale, ostacolano l’operato delle Mafie, che vedono sempre più minacciato il loro potere e la loro capacità di suggestione ed influenza sulle istituzioni più oneste.

Dopo le minacce di morte al Sindaco di Parma Federico Pizzarotti, rese note nel marzo 2016 ed ammesse dallo stesso Primo cittadino nel post rilasciato su Facebook (esaminabile al seguente link), è il turno di Filippo Nogarin. Una lettera anonima, indirizzata al sindaco di Livorno, è stata recapitata in Comune lo scorso 27 luglio; due giorni dopo è lo stesso Nogarin a pubblicarne il contenuto su facebook:

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“Io credo che si tratti di uno scherzo di cattivo gusto – dichiara Nogarin – non avendone però la certezza sono stato costretto a divulgare la notizia e a rivolgermi a Digos e polizia giudiziaria, che hanno aperto un’indagine”. L’immagine di due proiettili e il messaggio “Sindaco, se non autorizza la discarica di Bellabarba lo farà il suo successore. Ci pensi“, campeggiano su un foglio ora al vaglio degli inquirenti.

La discarica a cui si fa riferimento, di proprietà della società Bel.ma, a sua volta controllata dalla famiglia Bellabarba, occupa quattro ettari della zona collinare di Limoncino ed è dal al centro di polemiche e inchieste giudiziarie dal 2010, mai entrata in funzione essendo da 3 anni sotto sequestro. Osteggiata da un Comitato di residenti per i possibili rischi per la salute, la discarica ha trovato il parere contrario anche del Sindaco pentastellato, al quale la famiglia Bellabarba ha risposto nei mesi scorsi presentando un esposto in Procura e chiedendo un risarcimento di 54 milioni al Comune, avendo manifestamente favorito il Comitato anti-discarica con la propria giunta.

Dai sindaci Chiara Appendino e Dario Nardella, dalla Presidente della camera Laura Boldrini, dallo stesso titolare dell’impianto Paolo Bellabarba… hanno tutti espresso la propria solidarietà al Primo cittadino di Livorno e la propria condanna per quanto accaduto.

Minacce del genere del genere comunque sono già tristemente note per i membri del M5S, ricordando quanto già accaduto a Bari, o le minacce del maggio 2015 rivolte ai parlamentari e ai senatori del Movimento. Lo schema è sempre lo stesso: lettera di minacce accompagnata da un proiettile intimidatorio.

Quanto accaduto nella provincia di Bari a gennaio 2016 coinvolge addirittura un semplice attivista locale del movimento, Alessandro Iacovone, conosciuto in paese come “Riò”.

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Ti facciamo la festa. Ti taglio la lingua, Riò” – è la frase composta dall’anonimo intimidatore su un foglio di carta usando lettere di giornale. Iacovone, impegnato politicamente in paese su vari fronti, da quello ambientale a quello sociale, ha sporto denuncia ai carabinieri di Bari, rispondendo attraverso una nota dei esponenti M5S Puglia:

Non è il primo e non sarà purtroppo l’ultimo, ma chi lotta ogni giorno contro il malaffare, che è il cancro del nostro Paese, conosce bene i rischi che corre… nonostante ciò decide di andare avanti! Ai mittenti di questo messaggio ribadiamo con forza – prosegue la nota – che quando pensate di minacciare anche uno solo dei nostri cittadini attivi, state minacciando tutti noi pugliesi che crediamo in un cambiamento che parte dall’onestà e che abbiamo fiducia nella giustizia italiana. Se solo aveste il coraggio di metterci la faccia in ciò che fate scoprireste di non avere davanti una sola persona ma 10-100-1000 di noi. Questo Paese non è vostro – concludono gli esponenti del M5S – e con questi gesti non fate altro che farci capire che siamo sulla strada giusta. Noi, come Peppino Impastato, vogliamo scrivere a chiare lettere che ‘la mafia è una montagna di m….”

La lettera del 2 maggio 2015 invece, è riferita a tutto il complesso di senatori, candidati ed attivisti del Movimento, visto l’impegno dei membri contro le strutture della criminalità organizzata.

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Nell’indagine su “Mafia Capitale” era già emersa tutta l’ostilità dei boss romani nei confronti del M5S ma, se le intercettazioni non fossero già sufficienti, l’animosità è stata esplicitata a livello ancora maggiore nel testo della lettera, che recita: “Questo è l’ultimo avvertimento, ne abbiamo a sufficienza per tutti”.

Vogliamo concludere l’articolo con le parole di Alessandro Di Battista che intervenuto a riguardo, pubblicando la foto della missiva su facebook, ha dichiarato:

Ci è arrivata questa letterina. Un proiettile e qualche minaccia. Ne dovrebbero parlare tutti i giornali d’Italia, ma siamo il M5S e fa poco notizia. Pensate se avessero mandato (speriamo che mai nessuno lo farà) un proiettile a Renzi, Brunetta, alla Santanchè o alla Boschi cosa sarebbe successo. Che la mafia ci detesti – prosegue – è un fatto noto (e anche un motivo d’orgoglio). Ricordo le parole che Buzzi disse a Carminati (i due boss di MafiaCapitale). Ora questi ominicchi cercano di intimorirci con lettere e proiettili… E fanno bene a provarci. Noi siamo loro nemici e se dovessimo andare al governo a Bronte o in Sicilia iniziassero a scappare.”

Che si diano alla fuga quindi, perché le loro minacce ed i loro proiettili non ci spaventano e, al contrario, mettono solo in risalto la loro paura: hanno il panico nel vedere i loro sistemi intoccabili finalmente mossi, ne hanno il terrore… e fanno bene, perché il vento sta veramente cambiando.

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