REDDITO DI INCLUSIONE SOCIALE E PD. LA BEFFA SEMANTICA

REDDITO DI INCLUSIONE E PD. LA BEFFA SEMANTICA

LA MAGGIORANZA DEI GIOCHI DI PRESTIGIO LINGUISTICI COLPISCE ANCORA, SULLA SCIA DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI TRASFORMATI IN RIMBORSI ELETTORALI

A poche ore dalla pubblicazione da parte dell’ISTAT dei dati sulle stime della povertà in Italia, che inchiodano il governo dei RECORD (negativi), ecco che la maggioranza approva il disegno di legge reddito di inclusione. Sembrerebbe un atto concreto all’insegna del welfare e del contrasto alla povertà, un passo verso i problemi reali del Paese, ma andiamo a vedere da vicino di cosa si tratta. La misura è sì di carattere assistenziale, ma presenta numerose falle e non va affatto ad aggredire il problema della povertà in maniera concreta e strutturale. I dati resi noti dall’ISTAT presentano uno scenario a dir poco fosco: 4 milioni e 598 mila cittadini italiani vivono in condizione di povertà assoluta, mentre ben 8,3 milioni in condizioni di povertà relativa, ovvero il 10,4% della popolazione.

Dati allarmanti se si pensa che neanche le famiglie con almeno un lavoratore in casa siano al riparo. Un minore su dieci vive inoltre tagliato fuori dai diritti e le opportunità di crescita e istruzione che nel 2016 dovrebbero essere garantiti.

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Non solo a rientrare nel neo approvato ddl sarà solo un milione appena di cittadini, accentuando così ulteriormente l’iniquità di una lotta tra poveri, ma i presunti ‘‘fortunati’’ si vedranno elargire meno di 400 euro mensili, una cifra che, sebbene meglio di niente, non servirà affatto a risollevare persone indigenti, restituendo loro dignità.

Ma che cos’è la soglia di povertà? È l’indicatore ufficiale di povertà fissato da criteri dell’Unione europea, di valore pari ai 6/10 del reddito mediano equivalente familiare, quantificato per singolo individuo in 9.360 euro annui e 780 euro mensili.

Il governo, per anni colpevole di assoluta inerzia nei confronti del problema della crescita della povertà nel nostro Paese, anziché agire, ha preferito sprecare tempo e risorse per emanare il Jobs Act che (fra le altre cose), facilitando il licenziamento, ha reso il lavoratore più ricattabile, nonché a mettere in atto una vergognosa campagna di disinformazione sul reddito di cittadinanza, proposto da tempo dal MoVimento 5 Stelle.

Ma sfatiamo pure questa disinformazione con stime concrete. Ci sono le coperture per finanziare un progetto simile? Le coperture sono le seguenti:

  • 5 miliardi di euro dai tagli alla spesa delle P.A.

  • 2,5 miliardi dal taglio alle spese militari

  • 2,5 miliardi dall’aumento dei canoni alle multinazionali

  • 800 milioni dal taglio di auto blu ospedaliere

  • 700 milioni dalla riduzione delle pensioni d’oro

  • 600 milioni dalla tassazione maggiore dei giochi d’azzardo

  • 600 milioni dall’8 per 1000 IRPEF non destinato alla Chiesa Cattolica ma al finanziamento del reddito di cittadinanza

  • 400 milioni dalla soppressione di enti non economici inutili (CNEL ecc..)

  • 300 milioni dal taglio alle spese della P.A. per consulenze

  • 299 milioni Abolizione fondi Social Card

  • 100 milioni dal taglio delle auto blu

  • 100 milioni dalla riduzione degli affitti d’oro

E decine di milioni ancora ricavabili dal taglio dei finanziamenti pubblici all’editoria, delle indennità parlamentari, del divieto di pensioni cumulabili e l’abolizione del finanziamento ai partiti. Si verrebbero a creare, così facendo, i fondi per nucleo familiare, di 780 netti mensili.

Nel caso in cui il beneficiario percepisca già un reddito, gli spetta la differenza tra 780 euro al mese e il reddito mensile già percepito. Ad esempio, se il beneficiario ha già un reddito di 400 euro al mese, avrà diritto ad una integrazione di altri 380 euro al mese. Il reddito di cittadinanza oltre a non essere soggetto a tasse, non è pignorabile.

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Sfatiamo un altro falso mito della propaganda piddina. Il reddito di cittadinanza creerebbe forse individui pigri riluttanti al lavoro? Assolutamente falso. Il reddito di cittadinanza si perde infatti quando il beneficiario:

  • Riesce a percepire un reddito superiore alla soglia di povertà;
  • Non adempie agli obblighi previsti;
  • Rifiuta più di tre proposte di lavoro;
  • Si licenzia senza giusta causa dal lavoro per due volte in un anno.

In Aula il provvedimento è stato ribattezzato reddito di inclusione, ma non basta cambiare le parole o fare il verso al reddito di cittadinanza, per incidere seriamente sulla realtà dei fatti. E i fatti, che hanno tutti i toni di una vera emergenza nazionale, vedono loro malgrado il governo delle parole e del fumo negli occhi concentrare tutta la sua attenzione e le proprie risorse sul referendum costituzionale di Ottobre e sulla modifica della legge elettorale.

Il programma politico del MoVimento 5 Stelle deve essere oggetto di studio e fonte di ispirazione per l’agenda politica di questa maggioranza se, dopo aver copiato l’obiettivo dell’abolizione di Equitalia, essa passa ora al contrasto della povertà. Appena 400 euro per un milione di cittadini non è un progresso tangibile e tanto meno sostituibile alla proposta di legge avanzata dal MoVimento 5 Stelle. Ai 3 milioni e mezzo cui serve il pane non si può rispondere: mangino brioches.

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